• Savini, che è pittrice per eccellenza della più grande crisi d’identità che abbia mai afflitto i due sessi come nell’epoca attuale; tratteggia la sua visione di un mondo che riflette la crisi dell’uomo e della donna, non più in sintonia con i valori della tradizione e nel contempo non completamente sicuri dei nuovi valori che li vedono cambiati, ma ancora non in possesso della loro nuova identità come questa si prospetta nel giungere dei tempi nuovi.  R. Mascialino

  • Daniela Savini è capace di mettere in campo nelle sue opere tutte queste domande ponendo l’uomo nudo di fronte a se stesso e al suo difficile percorso di vita. E’ una giovane testimone del suo tempo, un’età in cui sono poche le certezze, molti gli interrogativi e rare le risposte.   R. Fiorini

  • Artista dall’attualissima e per certi versi anche audace visione del mondo. I suoi dipinti riflettono una visione del mondo articolata e profonda, ricca di fini risvolti simbolici.  Importante tra le ulteriori prospettive artistiche presenti nella sua produzione sono la sua visione sia dell’uomo attuale la cui crisi di valori identitari essa esprime nelle sue tele raffigurando un uomo non più sicuro di sé come un tempo, sia della donna attuale che acquisisce anch’essa nell’opera della Savini  tratti psicologici non più totalmente in linea con il suo passato tradizionale.  R. Mascialino

  • Il tuo lavoro ha una contemporaneità che richiama non visioni storiche o analisi critiche, ma una lettura neuroscientifica con neuroni specchio dalla velocità di approccio superiore ai tempi di una estetica tradizionale. I lavori interessanti che ho visto non hanno rilevanza storica, non seguono una logica deduttiva, ma hanno un carattere fenomenico mediato dalla coscienza. É tutta un'altra storia!  Nerio Rosa
  • Incisione. Dedicata e appassionata ad argomenti e settori così importanti, preziosi. In un tempo così dinamico che tutto consuma e divora, il tuo occhio attento consegna, e custodisce, la memoria di luoghi e di simboli, di un altrove che sembra diventare lontano, e di cui ne sigilli invece il valore e la ragione del sempre. D. Giaco

Recensione di Federica Vettori - Il pane della vita

Non vi è un contesto né una ambientazione definita, non c’è uno spazio misurabile a fare da contenitore alle presenze – corpi, oggetti, simboli – ma sono queste a costruire da sé una spazialità, a definire i piani della visione, a condurre la lettura nelle opere grafiche di Daniela Savini. Le incisioni che la giovane artista presenta in occasione di questa mostra raccontano la personale evoluzione sentimentale e tecnica, il confronto con una lingua di forme, di segni, di toni, che matura prova su prova, piegata dall’indagine e modellata sulla ricerca, sulla propria via di impressioni e contenuti, di estetiche e di messaggi. È questa presenza di corpi, tradotta in forma di gesti, di sguardi, di posture, a condensare il nodo degli interrogativi dell’artista. Sono questioni intime, sono profondi dibattiti interiori a manifestarsi nei personaggi delle opere di Savini, resi con un delicato uso della tecnica della puntasecca, la maniera grafica preferita dall’artista e in grado di rendere un modellato morbido e vellutato, di minimi trapassi chiaroscurali.

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Recensione Dir. L. O. Tamassia - L'Archivio Inciso

Ispirata dall’Archivio

Daniela Savini, classe 1975, originaria di Teramo, da molti anni vive nel Mantovano con la famiglia. Nell’ambito del suo percorso formativo ha incrociato la realtà dell’Archivio di Stato di Mantova a partire dal 2005.

Da funzionario della sala di studio la conobbi mentre era alle prese con la sua tesi di laurea, conseguita a Parma con il professor Arturo Calzona, sulla committenza della tribuna della Santissima Annunziata di Firenze, nel cuore del XV secolo: studentessa dai modi dolci e apparentemente remissivi, si è rivelata particolarmente tenace e determinata nel perseguire il proprio percorso di ricerca. Percorso che, come talvolta accade nelle persone più sensibili e dotate che frequentano la nostra sala di studio, si è trasformato in un viaggio di maturazione e crescita interiore.

Come lei stessa ci rivela, l’esperienza della ricerca storica, con il suo portato di scoperte, nuove letture ed al contempo inevitabili difficoltà, incomprensioni e frustrazioni, si è tramutato in un lavoro di scavo nel proprio io, alla ricerca di un sé temporaneamente smarrito.

La magia dell’archivio si è così nuovamente manifestata: ripercorrendo le vite e le sorti di altri individui, attraverso il mare delle carte solcate dalle scie lasciate dai pennini, è stato possibile sprofondare dolcemente nell’essenza del proprio essere, in un’esperienza liberatoria e vivificatrice.

Una sorta di percorso analitico autogestito, privo di controindicazioni, perché condotto dal ricercatore fino al punto in cui egli stesso vuole arrivare, con la possibilità di abbandonare il viaggio, o di fermarsi alla semplice ricostruzione storica dei fatti e dei personaggi indagati. Salvo invece arrivare a scoprire le assonanze tra le azioni, le passioni, le motivazioni e i sentimenti di uomini e donne d’altri tempi con il proprio vissuto, in un processo scientifico e catartico al tempo stesso, di analisi e sintesi, ed infine di ricomposizione, per attingere alla parte più intima e sconosciuta del proprio essere.

Questo penso sia successo a Daniela, e questa la ragione del suo omaggio all’Archivio di Stato con la serie di incisioni ispirate alle immagini dei depositi storici.

Anche la tecnica adottata dall’artista consuona con la manoscrittura dei documenti: la puntasecca, come uno strumento grafico, percorre la superficie della lastra incidendovi i tratti.

Il gesto della mano ripercorre minuziosamente ogni particolare dell’immagine, penetrandone consapevolmente ogni minimo dettaglio, ma le barbe ai bordi del solco non vengono eliminati, generando nella fase di impressione la caratteristica resa chiaroscurale.

Il viaggio fisico attraverso l’edificio dell’Archivio di Stato, con i particolari delle grandi finestre ad archi a tutto sesto, delle scale a chiocciola e degli ombrosi scaffali, attraverso la resa dell’incisione, che è al tempo stesso analitica ed evocativa, si traduce in un percorso simbolico denso di rimandi. Tra rigorose geometrie, sature ombre e giochi di luce, l’artista ripercorre il suo viaggio nel tempo e nella memoria, ritrovando l’essenza del proprio vissuto.

Luisa Onesta Tamassia

Direttrice Archivio di Stato di Mantova

Recensione di Guido Signorini su L'Archivio Inciso

L’ARCHIVIO INCISO

Guido Signorini

E’ alquanto singolare che partendo da un progetto finalizzato a far conoscere l’archivio esternamente come edificio e internamente come struttura, contenitore di documenti, lo stesso divenga oggetto, contemporaneamente, di un’esposizione e di un libro d’artista.

Il viaggio virtuale di Daniela Savini, evidenziato da una serie di incisioni a Puntasecca che formano “L’Archivio Inciso”, ci trasporta all’interno di una serie di lavori dove sensazioni ed emozioni si fondono giostrando attorno a quella che è la concezione tecnica e storica dell’archivistica, fino a esternarla attraverso una visibilità iconica che evidenzia una serie di immagini incise dove la luce, protagonista in primis, si fonde con il segno, traccia testimoniale di memorie scavate nel tempo.

Ecco che allora l’inizio del viaggio, rappresentato in uno splendido foglio verticalizzato in cui l’edificio è evidenziato tramite una visione grandangolare, dove la scritta “Archivio di Stato” ci accoglie al di sopra di una solida porta di legno, ci conduce fantasiosamente alla curiosità di scoprire il passato attraverso documenti e immagini, in un presente colmo d’interrogativi.

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