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Presidente MEQRIMA -Rita Mascialino, Daniela Savini: Inquietudine, Nell’ombra, L’io fisico e il sé. II Mostra d’Arte del Premio Franz Kafka Italia ® IV Edizione 2014: www.franzkafkaitalia.it: Recensione.

Daniela Savini, pittrice, espone nella II Mostra d’Arte del Premio Franz Kafka Italia ® presso il Kulturni Center Lojze Bratuž di Gorizia tre tele ad olio: Inquietudine, Nell’ombra, L’io fisico e il sé. Nelle tre tele compaiono uomini e donne dell’epoca attuale come le fogge dimostrano, persone che tutte mostrano un motivo o l’altro di crisi sia nella presenza di un loro doppio sia comunque nell’espressione non lieta.

In Inquietudine troviamo uno splendido ritratto di donna, bella e disinibita nell’aspetto generale. I colori sono dati con pennellata prevalentemente liscia e nella parte inferiore al mezzo busto i giochi di luce che dissolvono la struttura evocano la presenza di acque in cui il corpo pare stazionare, un’acqua simbolica per lo stato d’animo di questa donna pur così moderna e sicura di sé nella postura. Una donna con l’acqua non alla gola, ma comunque non ancora o non in situazione di sicurezza. Gli occhi sono due fessure sotto una delle quali si intravede un cenno quasi invisibile di pupilla, mentre l’altro ne è privo, quasi fosse del tutto cieco e non potesse guardare e vedere. Dalla prima impressione di sicurezza dovuta alla postura emergono due caratteristiche che tolgono la capacità di agire autonomamente: la capacità visiva a metà o anche meno di metà, inoltre l’acqua in cui sta metaforicamente il corpo, una base del tutto infida, un po’ come la donna fosse in pericolo di farsi sopraffare dalle acque in cui staziona. Al collo, nello speciale contesto, la sciarpa nera costituisce un legame anch’essa, come un collare da cui la donna è trattenuta e che vorrebbe togliersi,quasi un ultimo resto di chador. Le due figure maschili in dissolvenza alle spalle, un mezzo volto non lieto e non giovanile che controlla la donna più che proteggerla, nonché la presenza a sinistra di pantaloni in cui la cintura, luogo del potere maschile, è raffigurata all’ingrandimento ed una gamba avanza come a costringere la donna, ad impedirle il passo libero, l’uscita dalle acque, dall’evanescenza, tutto ciò fa di questa tela una sintesi estetica delle difficoltà della donna nella storia e nell’attualità. Il dipinto Nell’ombra raffigura un mezzo busto di uomo nello stile della pittura classica padroneggiato magistralmente come disegno, prospettive e stesura dei colori da Daniela Savini: l’uomo è ritratto su sfondo bruno, privo di luce e solo sfumato ai margini, è vestito di una camicia tra il nero e il bruno, guarda lateralmente con intensi occhi scuri completamente aperti e raffigurati perfettamente, tiene le mani a dita intrecciate, giunte come in preghiera e come quando ci si vuole dare forza d’animo per superare le avversità. Lo sguardo non è lieto, quasi senza speranza se non fosse per l’intreccio delle mani che denotano tensine, volontà di raggruppare le forze per farcela. Un uomo che può guardare a tutto campo con occhi precisamente definiti, tuttavia in situazione di frustrazione come si evince dalla postura per così sì dire con le spalle al muro, nonché  anche dal fondo scuro con l’unica luce sul volto comunque in parte oscurato dalla barba, sulle mani in preghiera e avambracci, sulla piccola porzione di petto che si intravede nudo dalla camicia aperta, quasi sia un penitente, un uomo che si punisca per qualcosa, un uomo che debba pentirsi di qualcosa, comunque in desolazione. Dall’insieme si evince il sembiante di un uomo che si nasconde appunto nell’ombra come dal titolo di questa tela, che ha motivi di nascondersi e di essere in cerca di energie per fare fronte alla sua vita che evidentemente non scorre liscia né felice, un uomo che, pur diversamente dalla donna di Inquietudine e sebbene dotato di occhi per vedere e libertà di guardare ovunque, si imprigiona egli stesso e si pone alle corde. Un uomo in crisi psicologica, molto adatto a rappresentare l’uomo dell’epoca attuale in cui è per lui più difficile dominare come un tempo quando nessuno lo contrastava, quando la donna era sottomessa nella misura più totale, un uomo  incapace di prendere in mano la sua nuova situazione esistenziale e che pensa di avere perso il potere, visto che preferisce nascondersi al buio appunto per non farsi vedere, per non affrontare la realtà, gli altri. Nella tela L’io fisico e il sé Daniela Savini presenta l’uomo con la sua doppia effigie, un doppio che nell’immagine del sé ha metà volto, mentre l’altra metà resta nascosta ed invisibile, un sé che appare sinistramente alle spalle dell’uomo, fornendolo di un’espressione inquietante che nessuno vede, ma che occhieggia sinistra dietro di lui, quasi questo sé sia una eminenza grigia che diriga l’io apparente, quello che appare a volto intero in un fisico innocuo, ma che porta dietro di sé la propria ombra come sé dal volto contraffatto e dai piani non dichiarati, non espliciti, nascosti, ma presenti ad insaputa dell’io fisico, come il sé di quest’uomo così inoffensivo all’apparenza fosse un doppio dalle inquietanti intenzioni che l’io fisico realizzasse sia in quanto dotato consciamente di doppiezza e quindi pericolosità, sia senza neppure avvedersene e in tal modo ancora maggiormente preda dal sé alle spalle. Così nel gioco delle varie componenti della personalità espresso con maestria tecnica e simbolismo mai allegorico nelle belle tele di Daniela Savini.                                                                                                Rita Mascialino