• Savini, che è pittrice per eccellenza della più grande crisi d’identità che abbia mai afflitto i due sessi come nell’epoca attuale; tratteggia la sua visione di un mondo che riflette la crisi dell’uomo e della donna, non più in sintonia con i valori della tradizione e nel contempo non completamente sicuri dei nuovi valori che li vedono cambiati, ma ancora non in possesso della loro nuova identità come questa si prospetta nel giungere dei tempi nuovi.  R. Mascialino

  • Incisione. Dedicata e appassionata ad argomenti e settori così importanti, preziosi. In un tempo così dinamico che tutto consuma e divora, il tuo occhio attento consegna, e custodisce, la memoria di luoghi e di simboli, di un altrove che sembra diventare lontano, e di cui ne sigilli invece il valore e la ragione del sempre. D. Giaco
  • Artista dall’attualissima e per certi versi anche audace visione del mondo. I suoi dipinti riflettono una visione del mondo articolata e profonda, ricca di fini risvolti simbolici.  Importante tra le ulteriori prospettive artistiche presenti nella sua produzione sono la sua visione sia dell’uomo attuale la cui crisi di valori identitari essa esprime nelle sue tele raffigurando un uomo non più sicuro di sé come un tempo, sia della donna attuale che acquisisce anch’essa nell’opera della Savini  tratti psicologici non più totalmente in linea con il suo passato tradizionale.  R. Mascialino

  • Daniela Savini è capace di mettere in campo nelle sue opere tutte queste domande ponendo l’uomo nudo di fronte a se stesso e al suo difficile percorso di vita. E’ una giovane testimone del suo tempo, un’età in cui sono poche le certezze, molti gli interrogativi e rare le risposte.   R. Fiorini

  • Il tuo lavoro ha una contemporaneità che richiama non visioni storiche o analisi critiche, ma una lettura neuroscientifica con neuroni specchio dalla velocità di approccio superiore ai tempi di una estetica tradizionale. I lavori interessanti che ho visto non hanno rilevanza storica, non seguono una logica deduttiva, ma hanno un carattere fenomenico mediato dalla coscienza. É tutta un'altra storia!  Nerio Rosa

Presentazione critica di Roberta Fiorini

Daniela Savini

di Roberta Fiorini (Critico d'arte- Firenze)


Daniela Savini la possiamo incontrare, per conoscerla, attraverso percorsi diversi quanto meno dal punto di vista più evidente della tematica certamente non unica: così la natura, i luoghi della memoria (la sua terra abruzzese) o i ritratti, dunque l'uomo, la figura. Ma c'è unicità nel suo procedere con una ricerca che è al tempo stesso estetica ed interiore, due indagini che l'artista persegue come fossero argomentazioni inscindibili. Del resto ce lo dice la sua stessa formazione che si è rivolta all'arte sia dal punto di vista della preparazione tecnica (con il Liceo Artistico) sia della preparazione storico-filosofica (con la Laurea in Conservazione dei Beni Culturali e poi il Diploma in Archivistica Paleografia e Diplomatica): una scelta di approfondimento dunque che vuole essere poliedrica ma anche costruire un solido ponte tra passato e presente, tra archetipo e attualità, per rispondere all'esigenza di riconoscere le proprie radici e insieme focalizzare un'origine idealmente universale.

Questo suo bagaglio culturale fortunatamente non diviene mai iconografico; la Savini infatti rifugge citazionismi quanto simbolismi nel suo linguaggio visivo e anzi ci porge un realismo di immagine il cui carattere fluidamente muta con la crescita e il nutrimento costante della propria espressività. Ecco allora che i suoi referenti culturali che l'artista stessa dichiara - fra tutti Cesare Pavese e la sua lettura del mito - non si palesano in termini di trasposizione figurativa bensì costituiscono l'humus del terreno sul quale la Savini evolve e sviluppa i propri temi. Temi che possono anche essere universali ma che rivivono rapportati alla sua personale esperienza di vita: come la ricchezza espressiva della natura, come la languidezza del ricordo di tempi passati che ritroviamo nei luoghi e spazi fatti di silenzi, nella sensibilità che l'artista mostra nel cogliere la magia di un gioco di luce ed ombra; e poi in altri umori, in umori nuovi, quella natura diventa teatro di un racconto intimistico e di un percorso alla ricerca di se stesso (così leggiamo la figurina rossa nei suoi paesaggi dai riverberi brillanti, l'io, in viaggio dentro il proprio immaginario. In altri spartiti la materia pittorica trova nuova consistenza e lo spessore con cui esegue i bianchi ci fa percepire al tempo stesso l'immagine della neve e pure un desiderio di maggior astrazione ed essenzialità narrativa: la stessa essenzialità che connota le sue figure, con pochi elementi di scena e di colore ma sempre così pregnanti nel loro sguardo- ora vuoto ora silenzioso come quei luoghi montani - e si rivolgono ad un dialogo muto quasi cercando di imporsi a motivo di riflessione e non per raccontare di se ma dei tanti quesiti filosofici e psicologici che vivere comporta.

In questo cammino di esperienza artistica dobbiamo considerare che savini è un autore giovane e dunque non possiamo pretendere da lei risposte a tali quesiti ma mi preme sottolineare quanto invece sia apprezzabile che lei attraverso l'arte ci ponga domande: fare arte non solo per offrire godimento estetico ma per partecipare agli altri l'emozione di una continua ricerca di equilibrio e di armonia perché noi vediamo che nei suoi testi visivi c'è una sorta di amarezza ma insieme c'è anche un respiro di speranza, un'energia che è volontà di istituire una nuova correlazione, volontà di rendere meno silenzioso il dialogo."