Daniela Savini di Carina Spurio

Daniela Savinidi Carina Spurio
……….una testimone silenziosa che percepisce attraverso la sua arte il mondo esterno mentre la sua realtà interiore sta urlando.Daniela Savini nasce a Teramo e fino a 19 anni vive a Nerito di Crognaleto. Dopo il diploma di maturità artistica conseguito presso il Liceo Artistico Statale di Teramo, si trasferisce a Parma per frequentare il Corso di Laurea in Conservazione dei Beni Culturali. La sua passione per la pittura nasce durante l’adolescenza e si ripresenta nelle sue opere sottoforma di scintilla divina con cui illumina sulle tele le atmosfere paesaggistiche del suo paese natale alle pendici del Gran Sasso; la stessa montagna che ha visto nascere il grande talento Guido Montauti (Pietracamela 1918 –Teramo 1979).
Anche dopo essersi trasferita a San Giorgio di Mantova, Daniela Savini continua a raccontare il paesaggio della sua terra nelle sue opere pittoriche. Si arrende ai colori adattati magicamente alle sue percezioni, per ridare vita alle immagini racchiuse in fondo alla sua anima, in cui, il paesaggio abruzzese è immerso tra i colori caldi dell’autunno e il bagliore accecante della neve. Il colore risulta carico di energia, perché solo quando si ama si attiva la fantasia, l’idea, la forma. Tra le sue Opere; Il Gran Sasso, Nerito, Il Corno Grande, L’ascesa, Il risveglio, “Pensando a G. Montauti”; tela in cui è rappresentata una grande roccia tra terra e cielo. Daniela asseconda il suo istinto cercando il senso dell’esistenza, affinché l’arte, possa ricondurla al “realismo esistenziale”, partendo dai concetti opposti ma comunque complementari e sfuma tra i colori puri la sua inquietudine. Anche nelle tele in cui appaiono i ritratti, le immagini raffigurate acquistano un senso nei segni. Non manca nella sua produzione un dipinto particolare, quello in cui l’artista compare in un autoritratto con la figlia Lisa. L’opera, di forte suggestione visiva è in primo piano e sintetizza nel caldo abbraccio la magica intesa tra madre e figlia. La tela, dal titolo “Maternità” esprime la stessa nel senso più comune del termine anche quando lei stessa afferma:
“Cerco qualcosa -di non ben definito-, nei riflessi delle acque, negli specchi di sole che trapelano nel sottobosco oppure attraverso le nuvole, nella luce interiore che brilla attraverso gli occhi, tutto ciò che mi dà la sensazione di magico, caldo e di prezioso, una sorta di scintilla divina che può in parte placare il mio tormento interiore: il perché dell’esistenza, qual è lo scopo della mia vita?
Le mie opere rispecchiano il mio mondo, il mio pensiero con un tocco nostalgico per i luoghi in cui sono cresciuta.”Si nota, nelle affermazioni di Daniela, un bisogno di esprimersi attraverso l’arte pittorica per ridare un posto ai ricordi, fino ad arrivare alla ricerca dello scopo della vita. Poi, per non restare intrappolata nell’illusione dei tanti perché e delle tante possibili risposte che non arriveranno mai, illustra con precisione e rende eterno il territorio a lei caro nei suoi aspetti peculiari; come una testimone silenziosa che percepisce attraverso la sua arte il mondo esterno mentre la sua realtà interiore sta urlando.